lunedì 25 agosto 2014

Ritorno con le buone intenzioni....


Accidenti, quattro anni sono tanti.
Allora o riprendo a recensire o lascio questo blog.
La colpa è di Facebook, che prende ogni attimo della nostra attenzione.
Infiliamo l'occhio e la testa in quel riquadro superaffollato e vociante e dimentichiamo il resto del mondo, libri compresi.
Non ho mai smesso di leggere, ma solo di condividere.
Giuro che da oggi rivedo le mie priorità.
Novità sui libri?
l'unico neo... ho lasciato a metà l'ultimo libro della mia amata Allende, 'Il gioco di Ripper',
Non partiva, cavolo! E l'ho lasciato.
E tra i tanti libri sul mio comodino, ora quello che sto leggendo (lentamente) ora c'è 'La città di pan di zenzero', che parla di un cambiamento di vita di una giovane donna, che decide di andare a vivere in Yemen.... vi dirò appena lo finisco o anche durante la lettura.... per ora è bello e sono ancora all'inizio.
A presto

mercoledì 3 novembre 2010

C I B I N L I B R I - lo Swap di Natale


se avete voglia di pensare già allo scambio di regali, preferibilmente libri, di Natale, partecipate a questa iniziativa.
Lo SWAP di Natale chiamato CIBINLIBRI......
Cliccate sul banner e sarete reindirizzati alle istruzioni per partecipare.


lunedì 5 luglio 2010

Il palazzo della mezzanotte (Zafòn)

 La coerenza non è di questo mondo.
Avevo promesso tempo fa  che non avrei più letto un libro di questo autore perchè mi sono sentita un pò presa in giro da lui.
Ha scritto 'L'ombra del vento' e ne sono rimasta ammaliata. Con il secondo 'Il gioco dell'angelo' ho confermato il mio interesse per il suo talento.
Poi un lento declino ... voluto da lui però.
Se il successo gli è arrivato con L'ombra del vento ci sarà stato un motivo... Magari perchè gli editori avranno ritenuto orami maturo il suo talento artistico e gli hanno 'donato' un'adeguata pubblicità..... Ma voler essere presuntuosi e avidi e voler cavalcare l'onda del successo e riproporre a ritroso tutte le opere che ha scritto nel tempo, per dimostrare che lui è sempre stato un artista di successo.... questo no,
Ho letto 'Marina' con qualche perplessità, perchè già mostrava qualche segno di 'ingenuità' stilistica nella trama.
Ma con gli altri..... e con quest'ultimo direi che il viaggio a ritroso nella maturità di quest'artista è completo.
Sia il linguaggio utilizzato che l'intreccio sono adatti ad un pubblico non più adulto di 10 anni.
La storia è ambientata a Calcutta, ma sicuramente una Calcutta immaginaria, poichè le descrizioni riportate delle strade e delle atmosfere potrebbero appartenere a qualsiasi città.
Non c'è niente della magia dei suoi libri ambientati a Barcellona, città che sicuramente gli appartiene fin dentro l'anima e che viene fuori in maniera magica e maledetta nei suoi libri  migliori.
Quindi mi dispiace per lui e per quelli che avrebbero voluto ritrovarlo in questo libro, ma qui comunico la mia grande delusione e la mia spero definitiva decisione di non acquistare più un suo libro...A meno che non ne scriva uno nuovo e più maturo.

venerdì 25 giugno 2010

Sale sulla pelle (Groult Benoite)

Ho appena finito di leggere questo splendido libro.
E' vero che l'amore e la passione sono eterni e non c'è storia o tempo o letteratura che possa cambiare di una virgola l'attrazione che un uomo e una donna possono provare l'uno verso l'altra.
A dispetto del tempo che passa che potrà cambiare le mode, la tecnologia, mille cose..... ma non potrà mai condizionare quei brividi che attraversano un corpo che vibra di amore per un altro.
La scrittrice Benoite, nata nel 1920, scrive di una storia d'amore che dura circa 30 anni, in un libretto godibilissimo che ti prende e per almeno tre giorni di seguito di tiene inchiodata agli incontri dei due personaggi.
Il loro tempo scorre, ma la loro passione non cambia.
Si viaggia, attraversando il mondo, scioccando le convenzioni delle diverse classi sociali, sfidando i ruoli e le resposabilità verso chi si ha accanto.
Ma i loro incontri, che ci vedono silenziosi testimoni, si susseguono con lussuria e delicatezza, in un intreccio di corpi, mani e mari.
Bellissimo, assolutamente da cercare e leggere.
Ci insegna sicuramente molto sull'amore, sulle passioni, sul coraggio e sulla naturalezza dei sentimenti.
È un'estate come tutte le altre, in Bretagna, con la famiglia, quando George incontra per la prima volta Gauvain. Così diversi, così lontani, per estrazione sociale, cultura, educazione: lei, giovane intellettuale parigina; lui, figlio di contadini bretoni e votato alla vita del mare. Eppure così tremendamente vicini per quella strana, incomprensibile attrazione che molto spesso sboccia tra due esseri antitetici. Solo pochi sguardi per comprendere che i loro destini si sarebbero uniti per sempre. E così, tra fughe clandestine, incontri rubati, interminabili attese, si consuma una storia d'amore e di passione unica, folle, inebriante, impossibile, che sconvolge i sensi, lega indissolubilmente, vince ogni differenza sociale o intellettuale, nella bruciante intesa della pelle.(IBS)

sabato 8 maggio 2010

Contest di Anna the Nice

Se vi piace leggere e/o scrivere, forse vi interesserà questo contest..... andate qui
 --> http://anna-thenice.blogspot.com/2010/05/contest-il-cammino-dei-sensi_08.html


e partecipate numerosi....
e passate parola ....

martedì 12 gennaio 2010

Il principe della nebbia (Zafòn)


 Fiuuuuuuuuu. Ho finito di leggere 'Il principe della nebbia' di Zafon. Giuro che non leggerò più un libro di quest'autore per un pò di tempo.


Ormai li ho letti tutti e a quanto pare appena ha avuto successo con 'L'ombra del vento' e con ' Il gioco dell'angelo', ha cominciato a proporre tutto quello che aveva scritto prima e chiuso in un cassetto, a cominciare da 'Marina' e da 'Il principe della nebbia'. Secondo me sta commettendo un grosso errore perchè sovrappone al piacere della scoperta che abbiamo provato leggendo i primi due che ho citato, dei racconti meno raffinati, più ingenui e più 'maledetti'. Soprattutto 'Il principe della nebbia' mi è sembrato maledetto e a tratti mi ha fatto anche paura. E poi dato che si ritrovano sempre le stesse atmosfere cupe e dei personaggi davvero maligni, si rafforza in me l'impressione che l'autore deve aver avuto un'infanzia con qualche problema. Non per fare la psicologa, ma onestamente anche l'autore mi sembra davvero uno dei personaggi cupi dei suoi libri.

Il personaggio maligno del racconto sembra copiato da 'IT' di S. King, la trama a volte è incerta e il finale molto affrettato, come se fossero finite le idee.
Ma la prossima volta cosa vedremo in libreria? I temi di scuola di Zafòn? Saranno pur statei entusiasti i professori e forse vorrà pubblicare anche quelli!!!

Corre l'anno 1943; nella casa in cui si è trasferita la famiglia Carver per sfuggire alla guerra, in un piccolo paesino sulle sponde dell'Atlantico, è avvenuta la morte accidentale dei precedenti inquilini. Accidentale? Il figlio dei Carver, Max, avverte una presenza minacciosa: le sue ricerche lo porteranno sino al "Principe della nebbia", figura diabolica e ipnotica: ora sinistro pagliaccio, ora serpente marino, ora impalpabile figura di nebbia che aleggia nei vicolo oscuri del paese. Un clima di inquietudine e di mistero avvolge il protagonista e il lettore.(IBS)

venerdì 8 gennaio 2010

L'Isola sotto il mare (Isabel Allende)


Ho appena chiuso e concluso l'ultimo libro di Isabel Allende, 'L'isola sotto il mare'. E' un libro bellissimo che parla di passioni e di lotta per la libertà, parole che per noi risultano ovvie ma che non lo sono più  se inserite in un contesto storico in cui la schiavitù dell'essere umano e l'inesistenza dei diritti umani erano concetti altrettanto scontati.
I libri della Allende parlano sempre dell'animo femminile che nel corso della storia ha sempre dovuto combattere per riscattare la propria indipendenza e la propria posizione in una società da sempre maschilista. E le sue donne sono piene di passione e di fermezza, capaci di grandi amori e di grandi battaglie. Io lo consiglio a tutti, anche se a volte annoierà un pò la politica e le strategie militari dell'epoca, ma sono pur sempre necessarie per capire lo sfondo in cui si muovono i personaggi.


1770, Santo Domingo, ora Haiti. Tété ha nove anni quando il giovane francese Toulouse Valmorain la compra perché si occupi delle faccende di casa. Intorno, i campi di canna da zucchero, la calura sfibrante dell'isola, il lavoro degli schiavi. Tété impara presto com'è fatto quel mondo: la violenza dei padroni, l'ansia di libertà, i vincoli preziosi della solidarietà. Quando Valmorain si sposta nelle piantagioni della Louisiana, anche Tété deve seguirlo, ma ormai è cominciata la battaglia per la dignità, per il futuro, per l'affrancamento degli schiavi. È una battaglia lenta che si mescola al destarsi di amori e passioni, all'annodarsi di relazioni e alleanze, al muoversi febbrile dei personaggi più diversi - soldati e schiavi guerrieri, sacerdoti vudù e frati cattolici, matrone e cocottes, pirati e nobili decaduti, medici e oziosi bellimbusti. Contro il fondale animatissimo della storia, Zarité Sedella, soprannominata Tété, spicca bella e coraggiosa, battagliera e consapevole, un'eroina modernissima che arriva da lontano a rammentarci la fede nella libertà e la dignità delle passioni.(IBS)

sabato 26 dicembre 2009

La mano di Fatima (Ildefonso Falcones) - 2 -



Eccomi qui. L'ho finito già da 4 giorni e ancora non riesco a liberarmi dalla dipendenza da questo libro. E, come succede con i libri che ti accompagneranno per sempre nella vita, lo apro di continuo e qua e là pilucco ancora le parole. Questo libro mi ha dato tanto. Mi ha fatto riflettere su come la religione possa condizionare la vita di un uomo. Come il potere detenuto dai capi di una qualsiasi religione possa generare guerre sanguinose e massacri assurdi. 
Il viaggio attraverso il tempo di una vita e lungo un'antica Spagna soggiogata da odio, razzismo e fervore religioso, è stato uno dei percorsi più emozionanti della mia vita di lettrice.
E poi come non riflettere anche sull'incredibile lavoro di ricerca e cesellatura storica svolto dall'autore? Pensavo: se un importante avvocato del foro decide di metterci tanto tempo prima per studiare, poi per pensare e poi per riversare in una storia tutto l'amore per la scrittura, e tutta la calda fantasia di un cuore spagnolo significa che bisogna proprio attingere da questo esempio per continuare a credere che è possibile realizzare i propri sogni.
Per la trama vedere il post precedente.




sabato 12 dicembre 2009

La mano di Fatima (Ildefonso Falcones)



No, non ce la faccio ad aspettare di finire il libro per parlarvene. 
E' troppo bello questo libro per non poterne condividere 'in fieri' il piacere che si prova camminando di pagina in pagina attraverso la storia e la Spagna.
Io adoro questo scrittore fin dal suo precedente libro e l'ho sentito parlare in spagnolo e ne sono rimasta affascinata. ed è per questa ragione che qui ora scrivo la trama in spagnolo, immaginando che sia lui a pronunciare queste parole.


Ésta es la historia de un joven del siglo XVI que se siente atrapadoen
tre dos religiones y entre dos amores, y que también está en búsquedade do
s libertades, la suya propia y la ... Mostra tuttode su pueblo, sito en Andalucía.Transcurreel año 1568, y los moriscos se esfuerzan en sobrevivir pese a losmuchos obstáculos que les han impuesto los cristianos. Convertidosforzosamente al cristianismo, religión que desprecian y a la quesiempre serán ajenos, terminan por sublevarse y estalla una revueltacruel. Entre los que se han sublevado se destaca la figura del jovenHernando, de catorce años, rechazado por los demás debido a su tristeorigen: su madre Aisha lo concibió cuando fue violada por un sacerdote.Desde pequeño, Hernando –apodado despectivamente el nazareno- ha sidoobligado por su padrastro a trabajar la tierra y ahora contempla cómola guerra representa para él la oportunidad de ser reconocido por suvalía de una vez por todas. En su camino, ganará confianzas yenemistades, y conocerá la gratitud de la mano de Fátima, una joven madre a cuyo hijo Hernando salva la vida. También ayuda a Isabel, unaniña cristiana cautiva y a Don Alfonso, un noble castellano. Pero, sinproponérselo, Hernando también despertará la envidia de Brahim, sucruel padrastro, quien tramará la peor de las venganzas'.




 Vabbè va, ve la scrivo anche in italiano.....


Nei villaggi delle Alpujarras è esploso il grido della ribellione. Stanchi di ingiustizie e umiliazioni, i moriscos si battono contro i cristiani che li hanno costretti alla conversione. È il 1568. Tra i rivoltosi musulmani spicca un ragazzo di quattordici anni dagli occhi incredibilmente azzurri. Il suo nome è Hernando. Nato da un vile atto di brutalità - la madre morisca fu stuprata da un prete cristiano -, il giovane dal sangue misto subisce il rifiuto della sua gente. La rivolta è la sua occasione di riscatto: grazie alla sua generosità e al coraggio, conquista la stima di compagni più o meno potenti. Ma c'è anche chi, mosso dall'invidia, trama contro di lui. E quando nell'inferno degli scontri conosce Fatima, una ragazzina dagli immensi occhi neri a mandorla che porta un neonato in braccio, deve fare di tutto per impedire al patrigno di sottrargliela. Inizia così la lunga storia d'amore tra Fatima ed Hernando, un amore ostacolato da mille traversie e scandito da un continuo perdersi e ritrovarsi. Ma con l'immagine della mamma bambina impressa nella memoria, Hernando continuerà a lottare per il proprio destino e quello del suo popolo. Anche quando si affaccerà nella sua vita la giovane cattolica Isabel...(IBS)
La

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lunedì 16 novembre 2009

Il simbolo perduto (Dan Brown)



Vedevo una ragnatela al lato del post e dell'header. Accidenti, in questo periodo sono così piena di cose da fare che sto trascurando questa mia creatura nata con tanto amore per condividere i miei libri.
Stavo aspettando che arrivasse nella libreria del mio paese l'ultimo libro di Dan Brown che ho già ordinato da mesi. Questa è la prima volta che non ritiro il libro il giorno della sua uscita e non certo per colpa mia. Che rabbia! 



Comunque il libro è arrivato, l'ho letto tutto d'un fiato ed ora sono qui a parlarne. 
Dan Brown è uno scrittore geniale. Potrei anche finire qui il post, ma non sarebbe giusto nei confronti dei lettori non dare indicazioni su questo libro.
Io ho letto anche i quattro libri precedenti di questo scrittori e devo dire che riesce a catturarti fin dalla prima pagina. 
Allora prima diciamo i 'contro' e poi alleggeriamo il carico...
- L'intreccio narrativo è ripetitivo. Sembra quasi che il prof. Langdom abbocchi sempre agli inganni di personaggi perfidi che vogliono distruggere l'umanità.
Quindi diciamo che non ti sorprende più e più o meno riesci a prevedere anche i tempi di soluzione del problema. Comunque ti prende lo stesso...


I suoi pregi sono: 
- una scrittura piacevolissima e scorrevole,

- la scelta di argomenti terribilmente affascinanti e interessanti che da sempre hanno tormentato l'animo umano e ora arriva lui ad inserire all'interno di un racconto una serie di informazioni erudite che prima di fanno sentire un'ignorantona ma poi gli sei grata perchè te le ha date in maniera così semplice. In questo libro si parla della massoneria e dei suoi misteri.

 

- La sensazione della dilatazione del tempo... come al solito la vicenda si svolge in un arco temporale molto ristretto, e ti carica di ansia il fatto di dover adattare la lettura ai ritmi reali dell'orologio, quando invece vorresti correre con loro lungo il percorso.


Insomma, ancora una volta ha fatto centro. 
Qui di seguito la trama:
Robert Langdon, professore di simbologia ad Harvard, è in viaggio per Washington. È stato convocato d'urgenza dall'amico Peter Solomon, uomo potentissimo affiliato alla massoneria, nonché filantropo, scienziato e storico, per tenere una conferenza al Campidoglio sulle origini esoteriche della capitale americana. Ad attenderlo c'è però un inquietante fanatico che vuole servirsi di lui per svelare un segreto millenario. Langdon intuisce qual è la posta in gioco quando all'interno della Rotonda del Campidoglio viene ritrovato un agghiacciante messaggio: una mano mozzata col pollice e l'indice rivolti verso l'alto. L'anello istoriato con emblemi massonici all'anulare non lascia ombra di dubbio: è la mano destra di Solomon. Langdon scopre di avere solamente poche ore per ritrovare l'amico. Viene così proiettato in un labirinto di tunnel e oscuri templi, dove si perpetuano antichi riti iniziatici. La sua corsa contro il tempo lo costringe a dar fondo a tutta la propria sapienza per decifrare i simboli che i padri fondatori hanno nascosto tra le architetture della città. Fino al sorprendente finale. Un nuovo capitolo de "Il Codice da Vinci", un thriller dalla trama mozzafiato, che si snoda a ritmo incalzante in una selva di simboli occulti, codici enigmatici e luoghi misteriosi.(fonte: Hoepli)

giovedì 24 settembre 2009

Il conto delle minne


E' ormai una settimana che ho finito di leggere questo libro e solo ora ho deciso di scrivere qualcosa. E c'è un motivo.
E' un racconto diviso idealmente e cronologicamente in due parti. L'età dell'infanzia e l'età matura della protagonista. Ed è tutto un susseguirsi di profumi e sapori di una splendida Sicilia che ci appare in tutto il suo fascino antico e passionale. Nella lingua usata coraggiosamente per non lasciar sfumare niente dei suoi antichi significati e suoni, in una splendida ricetta che fa da filo conduttore alla storia e nelle tragedie vissute dai singoli personaggi.
E' un libro molto bello, che consiglio a chi ama i colori di questa terra, perchè così potrà assaporarne il fascino. Lo consiglio a chi ama leggere storie di donne, per ritrovarsi nelle ansie, nelle paure, nelle debolezze ma anche nelle passioni vissute al femminile.
Per chi ama i dolci e le tradizioni siciliane, avvolte da profumi di aranci e da motivi religiosi.
Io l'ho scoperto per caso ... l'ho visto in libreria, ho aperto la copertina, ho visto una ricetta antica, scritta in una calligrafia antica, una foto ingiallita e ho sentito subito che mi sarebbe piaciuto innanzitutto provare a cucinare quella ricetta li riportata e poi capire il motivo della sua esistenza.
E solo stasera ho trovato le formine e gli ingredienti.... e presto cucinerò e vi stupirò....

eh eh eh .....

E ora la storia......
"Ogni anno nonna Agata vuole accanto a sé la nipote Agatina per insegnarle i segreti dei dolci in onore della Santa di cui entrambe portano il nome. Mentre impastano le cassatelle a forma di seno, le "minne", la nonna racconta il martirio della Santuzza, cui il crudele console Quinziano, non sopportando di sentirsi respinto, fece tagliare le mammelle. La drammatica vicenda rivela una delle regole del mondo maschile: "... devi sapere che gli uomini, se non ci provi piacere quando ti toccano, si sentono mezzi masculi, ma guai a te se ci provi piacere, perché allora ti collocano tra le buttane". Parte da qui il "cuntu", il racconto, della storia di una famiglia siciliana e delle sue donne straordinarie. Per ciascuna di loro, fino alla piccola Agatina che dovrà diventare grande, le minne hanno un significato speciale: grandi o minuscole, aride o feconde, amate senza pudore o trascurate da uomini disattenti, sane o malate, diventano la chiave per svelare i più intimi segreti della femminilità e dell'orgoglio di generazioni di donne e di una in particolare, forse la più coraggiosa". (IBS)

mercoledì 2 settembre 2009

Il cecchino e la bambina

Ho appena finito di leggere il libro di racconti di guerra del giornalista Franco di Mare.
Di solito d'estate si scelgono libri leggeri e le letture impegnative si riservano alle lunghe giornate invernali. Quando abbiamo deciso di partecipare all'incontro con l'autore non sapevamo che saremmo rimasti catturati da questo libro, in cui Di Mare ci regala alcune delle sue mille esperienze come inviato di guerra, cariche di stupore, amarezza, paura e tristezza.
E' una lettura da fare con serietà, non con la leggerezza delle letture estive, per fermarsi a riflettere su tutto ciò che la mente umana è capace di compiere, senza mettere mano all'anima.
L'immagine della guerra non sempre è quella che vediamo in tv. Anzi non è mai davvero quello che vediamo in tv. E' altro, è peggio, è diverso. Anche se qualcuno ha parlato di questo libro come un'operazione di marketing autoreferenziale, io penso che sia un'ottima occasione per riflettere, proprio sull'anima dell'essere umano. A me è piaciuto moltissimo e lo consiglio solo a chi vuole pensare........


'Incontrammo Amira alla fine del giro degli avvoltoi, quello che noi inviati facciamo quando, a corto di notizie, dobbiamo comunque mettere in piedi un servizio. Indossava un abitino azzurro con disegni piccoli. Sembrava sorridesse ma era immobile, fredda e grigia come il letto di metallo su cui era stesa, nella morgue dell'ospedale. Il cecchino l'aveva colpita appena era uscita dal cortile a raccogliere la sua palla, sotto gli occhi inorriditi degli amichetti."
Così, ancora attonito, Franco Di Mare rievoca un servizio fatto a Sarajevo nell'ormai lontano 1992. È solo il primo dei suoi tanti ricordi di inviato nelle zone calde del pianeta, dall'Iraq al Kosovo, dal Libano al Ruanda, dall'Algeria all'Afghanistan, passando per la Somalia e il Mozambico. Sono storie commoventi come quella del mangiafuoco di Kabul che allieta i bambini dell'orfanotrofio, scenari terrificanti - per esempio, una valle dell'Eritrea disseminata di cadaveri -, episodi sconvolgenti - una donna croata scopre che il marito la tradisce nel peggiore dei modi, passando dalla parte dei carnefici -, o flash surreali quanto può esserlo solo quello su una miss, incoronata regina di bellezza in una Sarajevo ridotta in macerie. Sorgono spontanei inquietanti interrogativi: che cosa spinge l'uomo a comportamenti disumani? C'è un senso, qualsiasi senso, nelle carneficine che negli ultimi vent'anni hanno coinvolto tanti innocenti? E può sopravvivere la vita dentro la guerra?'(IBS)


glitter-graphics.com

martedì 11 agosto 2009

La ragazza che giocava col fuoco, La regina dei castelli di carta

Mitica Lisbeth Salander, come faremo a vivere senza sapere più nulla di lei? Come può un personaggio entrarti in questo modo dentro e capirlo così a fondo e parteggiare per lei in maniera così spudorata?
Nel primo libro entra di soppiatto nella storia e ti affascina subito perchè è diversa da tutti, chiusa in un mondo tutto suo ma geniale tanto da controllare un intero mondo informatico, e alla fine del libro hai subito una crisi di astinenza da ... Lisbeth.
Nel secondo libro è lei la vera ed unica protagonista e riesci ad entrare nel suo travagliato mondo interiore e soffri per e con lei.
Nel terzo libro vivi una delle vicende giudiziarie più intigranti della storia della letteratura con una tale dovizia di particolari da sembrare vera.
Peccato che Larsson non ci sia più, mi sarebbe davvero piaciuto poter continuare a vivere in Svezia con Lisbeth.....
Mikael Blomkvist è tornato vittorioso alla guida di Millennium, pronto a lanciare un numero speciale su un vasto traffico di prostituzione dai paesi dell'Est. L'inchiesta si preannuncia esplosiva: la denuncia riguarda un intero sistema di violenze e soprusi, e non risparmia poliziotti, giudici e politici, perfino esponenti dei servizi segreti. Ma poco prima di andare in stampa, un triplice omicidio fa sospendere la pubblicazione, mentre si scatena una vera e propria caccia all'uomo: l'attenzione di polizia e media nazionali si concentra su Lisbeth Salander, la giovane hacker, "così impeccabilmente competente e al tempo stesso così socialmente irrecuperabile", ora principale sospettata. Blomkvist, incurante di quanto tutti sembrano credere, dà il via a un'indagine per accertare le responsabilità di Lisbeth, "la donna che odia gli uomini che odiano le donne". È lei la vera protagonista di questo nuovo episodio della Millennium Trilogy, un thriller serrato che all'intrigo diabolico unisce un'acuta descrizione della società moderna, con le sue contraddizioni e deviazioni, consegnandoci con Lisbeth Salander un personaggio femminile unico, commovente e indimenticabile. (da IBS)

La giovane hacker Lisbeth Salander è di nuovo immobilizzata in un letto d'ospedale, anche se questa volta non sono le cinghie di cuoio a trattenerla, ma una pallottola in testa. È diventata una minaccia: se qualcuno scava nella sua vita e ascolta quello che ha da dire, potenti organismi segreti crolleranno come castelli di carta. Deve sparire per sempre, meglio se rinchiusa in un manicomio. La cospirazione di cui si trova suo malgrado al centro, iniziata quando aveva solo dodici anni, continua. Intanto, il giornalista Mikael Blomkvist è riuscito ad avvicinarsi alla verità sul terribile passato di Lisbeth ed è deciso a pubblicare su "Millennium" un articolo di denuncia che farà tremare i servizi di sicurezza, il governo e l'intero paese. Non ci saranno compromessi. L'ultimo capitolo della trilogia di Stieg Larsson è ancora una volta una descrizione della società contemporanea sotto forma di thriller. Un romanzo emozionante di trame occulte e servizi segreti deviati, che cattura il ritmo del nostro tempo e svela a cosa possono condurre le perversioni di un sistema malato. Una storia che, fedele all'anima del suo autore, narra di violenza contro le donne, e di uomini che la rendono possibile.(da IBS)

Marina

Ancora un altro libro ambientato nella gotica Barcellona. Come al solito ogni volta che finisco un libro di Zafòn ho bisogno di una boccata d'aria e ho bisogno di credere che il mondo sia migliore di come è raffigurato nelle anime dei suoi personaggi. Eppure ogni volta ritorno nelle atmosfere tetre della sua Barcellona e nelle storie tormentate caratterizzate sempre da visi sfigurati, da incendi e storie di infanzie dolorose che ritornano nelle sue parole.

Questo libro è stato scritto prima degli altri due e si vede. E' un pò ingenuo e prevedibile in alcune descrizioni, ma la sua bravura è totale fin dall'inizio e la storia ti prende.
Ti toglie il fiato ma ti prende e anche se vuoi smettere non ci riesci.
Non respiri ma vai avanti perchè sei ormai prigioniero di questa malìa.

Barcellona, fine anni Settanta. Óscar Drai è un giovane studente che trascorre gli anni della sua adolescenza in un cupo collegio della città catalana. Colmo di quella dolorosa energia così tipica dell'età, fatta in parti uguali di sogno e insofferenza, Óscar ama allontanarsi non visto dalle soffocanti mura del convitto, per perdersi nel dedalo di vie, ville e palazzi di quartieri che trasudano a ogni angolo storia e mistero. In occasione di una di queste fughe il giovane si lascia rapire da una musica che lo porta fino alle finestre di una casa. All'interno, un antico grammofono suona un'ammaliante canzone per voce e pianoforte. Nel momento in cui sottrae l'oggetto e scappa, è sopraffatto da un gesto che risulta inspiegabile a lui per primo. Qualche giorno dopo tutto gli apparirà tanto chiaro quanto splendidamente misterioso. Tornando sui suoi passi per restituire il maltolto, infatti, Óscar incontra la giovane Marina e il suo enigmatico padre, il pittore Germàn. E niente per lui sarà più come prima. Il suo innato amore per il mistero si intreccerà da quel momento ai segreti inconfessabili del passato di una famiglia e di una Barcellona sempre più amata: segreti che lo spingeranno non solo alla più lunga fuga mai tentata dal detestato collegio, ma anche verso l'irrevocabile fine della sua adolescenza. Scritto prima de "L'ombra del vento" e "Il gioco dell'angelo" questo romanzo ne anticipa i grandi temi: gli enigmi del passato, l'amore per la conoscenza, la bellezza gotica e senza tempo di Barcellona (da IBS)
Ovviamente le foto sono quelle che ho scattato io a Barcellona, città che ti fa nascere dentro setimenti contrastanti, ma che non riesci proprio a dimenticare.

lunedì 3 agosto 2009

Non vi lascerò orfani (Daria Bignardi)

Tanto tempo è passato dal mio ultimo post. E il motivo è che a causa del libro che stavo leggendo in quel momento ('Non vi lascerò orfani' di Daria Bignardi) all'improvviso ho capito o, meglio, temuto, che a nessuno potesse interessare la storia della mia vita che stavo scrivendo a puntate.
All'inizio il libro mi stava non solo piacendo, ma addirittura mi sentivo molto vicina alla Bignardi, e mi sentivo incitata a continuare perchè 'se lo ha fatto lei... significa che è un'esigenza comune'.
Poi andando avanti mi sono spaventata perchè (mi dispiace molto per la sua mamma...) a un certo punto mi stavo stancando della ripetitività dei nomignoli e dei modi di dire familiari. Dei personaggi che ritornavano continuamente. Insomma ho pensato che avrebbe fatto meglio a stampare poche copie e distribuirlo alla sorella, ai nipoti, ai figli e a quanti della famiglia potessero gradire il ricordo e le memorie. Troppo personale a volte, altre troppo uguale all'infanzia di tutti noi. Quindi cosa c'era di nuovo? Solo la voglia di raccontare se stessi e i propri ricordi. Alla fine, l'ho chiuso e riposto nella libreria, con la mia storia, per sempre.

mercoledì 17 giugno 2009

3. la terra del mio cuore.

Verso l'imbrunire, si sentiva la voce della mamma che ci chiamava. Era finita temporaneamente la nostra giornata di giochi e fantasia. Ci aspettava ogni giorno alla stessa ora, una vaschetta di plastica blu, dove facevamo un bagno veloce, e da dove ne uscivamo profumati di saponetta e con i graffi che bruciavano. Indossati i calzoncini e la maglietta puliti, si faceva merenda con friselle, pomodori e cocomeri. E con mamma e zia Giovanna si andava dal massaio con i capelli rossi della campagna accanto a comprare le uova e il latte appena munto.
Bisognava percorrere non più di 800 metri per arrivare a destinazione, ma ogni volta si entrava in un mondo fatto di magia.
Lungo il viale che costeggiava la ferrovia, si sentiva forte nell'aria il profumo della mentuccia selvatica, e noi amavamo raccoglierla insieme alle campanelle bianche, per preparare un mazzetto da lasciare nella grata dell'edicola della Madonnina, che ci aspettava ogni sera all'incrocio tra la nostra campagna e quella del massaio dai capelli rossi.
Spesso ci si fermava con la moglie a parlare per cortesia più che per amicizia, del più e del meno e capitava così che cominciasse a diventare buio.
Al ritorno affrettavamo il passo, ma quasi ogni sera ad aspettarci lungo il viale, c'erano le mille piccole luci delle lucciole, che hanno regalato magia e poesia ai nostri rientri fatti di racconti e filastrocche.
E così arrivava l'ora di cena. Non c'era ancora l'elettricità in questa campagna e dovevamo usare una lampada a petrolio che si illuminava anch'essa in un modo magico, poichè all'interno conteneva una specie di retina bianca che, dopo essere stata irrorata di petrolio, all'improvviso si infuocava e regalava una luce fortissima.
Intorno alla tavola si parlava fitto fitto e ci si voleva bene, davvero.
A fine cena si ascoltava la radio, una grossa scatolona che funzionava con un gruppo di pile giganti e quadrate tenute insieme dallo scotch bianco e che trasmetteva solo canali nazionali.
Quasi ogni sera zio Armando ci portava 'dal paese' il gelato al limone o lo 'spumone' con i canditi e ci interrogava sulle tabelline.
Quando arrivava l'ora di andare a letto, si presentava spesso il problema delle lucertole 'fracitane' (o gechi) che puntualmente entravano dalle finestre lasciate aperte e si posizionavano strategicamente sulla parte più alta della volta della camera da letto.
Ovviamente nessuno poteva andare a dormire con questa specie di spada di Damocle animale, che da un momento all'altro poteva caderti sulla testa, e così cominciava la caccia alla povera lucertola che, dopo un paio d'ore di estenuanti lotte con la scopa, decideva di lasciarsi andare e cadere a terra, per poter essere spazzata via dalla stanza, dalla casa e dal piazzale.
E dalla stanza accanto alla nostra, ogni sera zia Giovanna ci raccontava, prima di addormentarci, 'la storia della Berta' che ci accompagnava dolcemente, come amava dire la nonna, nelle braccia di Orfeo.

sabato 6 giugno 2009

Io sono Dio


Il momento perfetto.
I ragazzi sono appena usciti di casa, il marito è in viaggio, fuori non c'è il sole, la casa tutto sommato può aspettare....quello che non poteva aspettare era il mio libro. Quando si arriva ad un punto cruciale di una storia fatta bene, non dormi più la notte e hai gli incubi costellati dei personaggi che ti rendono la vita difficile, se non lo finisci presto.
Anche se sei combattuta tra la fretta di chiudere subito questa storia e la paura dell'astinenza che sicuramente ne seguirà. E allora mi sono sdraiata sul mio comodissimo divano, gambe all'aria e assaporando già un'ora e mezza di lettura in santa pace, ho sorriso e ho cominciato....

.................

Sto parlando dell'ultimo libro di Giorgio Faletti 'Io sonoDio'.
Giorgio Faletti ama ripetere in continuazione nelle interviste e, ho visto anche sul libro, che il titolo non è autobiografico, ma posso assicurare che scrive da Dio.
Tutti quanti al suo esordio letterario con il libro 'Io uccido', hanno sicuramente liquidato il libro con un sorrisetto di sufficienza dicendo 'Mah! un comico che si improvvisa scrittore. E' proprio vero che oggi tutti vogliono scrivere libri.....'. Anch'io, onestamente, avevo dei dubbi. ..... Però ha vinto la curiosità.... Ho comprato 'Io uccido' e... sono rimasta .... folgorata!!!
Giorgio Faletti ha un modo di scrivere sorprendente. Riesce a comunicare pensieri, emozioni, e tensioni con un ritmo narrativo incredibile. E poi riesce a coinvolgere il lettore in un giallo geniale, che ti prende fin dalle prime pagine.
Dei libri che ha scritto io preferisco 'Io uccido' (ora devo dire preferivo...) ,ma anche gli altri, 'Fuori da un evidente destino' e 'Niente di vero tranne gli occhi', hanno delle trame intelligenti e interessanti. Ma ciò che continua a sorprendere è proprio il suo stile personale che si ritrova nella sua scrittura.
L'unico libro che mi è sembrato un pò ingenuo è 'Pochi inutili nascondigli', racconti fantastici, scritti sempre benissimo, ma un pò meno intriganti rispetto ai precedenti (a parte il racconto del lupo mannaro...).

E hic et nunc, qui e ora, ho appena finito di leggere il suo ultimo libro che, posso gridarlo?, E' BELLISSIMO!!!!!!!!
L'inizio ti sorprende un pò perchè ripropone un copione visto tante volte nei film americani, storie legate alla guerra del Vietnam, e li per li hai paura che sia qualcosa di già visto, ma poi inizia il VERO racconto e i personaggi che man mano entrano a far parte della storia, sono delineati in una maniera davvero unica e avvincente.
La trama è geniale, la scrittura di Faletti ti prende, a volte è una carezza per i tuoi pensieri e non li fa sentire soli, a volte ti sbatte in faccia la ruvidezza degli inevitabili sentimenti umani, e alla fine vuoi guardare e vivere da vicino con i suoi personaggi e con lui mentre li pensa e li descrive.
A volte ho avuto l'impressione di essere nella sua mente, mentre guarda dalla finestra della sua nuova casa di New York, e 'sente' tra il rumore del traffico sotto di se, il pulsare dei pensieri della gente. Ascoltare e immaginare le loro storie e intrecciarle tra loro, o, meglio, sentire che la storia che ha in mente in realtà è li, tra quella varia umanità e che, come i test per i daltonici, all'improvviso viene fuori in maniera chiara ed evidente.

E ogni volta quest'uomo ha la capacità di sorprendermi..........
Bravissimo.
'Non c'è morbosità apparente dietro le azioni del serial killer che tiene in scacco la città di New York. Non sceglie le vittime seguendo complicati percorsi mentali. Non le guarda negli occhi a una a una mentre muoiono, anche perché non avrebbe abbastanza occhi per farlo. Una giovane detective che nasconde i propri drammi personali dietro a una solida immagine e un fotoreporter con un passato discutibile da farsi perdonare sono l'unica speranza di poter fermare uno psicopatico che nemmeno rivendica le proprie azioni. Un uomo che sta compiendo una vendetta terribile per un dolore che affonda le radici in una delle più grandi tragedie americane. Un uomo che dice di essere dio.'

mercoledì 3 giugno 2009

2. la terra del mio cuore


E poi si litigava per l'unica altalena, rimessa a posto ogni anno, all'inizio dell'estate, e fatta con corde robuste ed un'unica asse di legno, pronta a sostenere gli assalti di quattro marmocchi assetati di libertà e voglia di volare.
Salire sugli alberi, succhiare il nettare di alcuni fiori rossi profumati, spiare nelle campagne vicine la gente che arrivava per le vacanze, aspettare il treno che passava e rallentava li vicino, per salutare la gente sorpresa dietro i finestrini, erano le nostre frenetiche occupazioni di ogni mattina.
Poi arrivava l'ora di pranzo. Prima bisognava lavarsi nel lavandino all'aperto con un sapone rosa profumato, indossare il cambio di pantaloncini e maglietta (e fazzoletto per tenere in ordine i capelli per le femminucce) puliti e si andava a tavola, dove iniziava un altro spettacolo.


Nonna Annina, la mia meravigliosa nonna, amava ed era riamata e adorata dalle sue nuore e dai suoi sei figli maschi.
In barba alla letteratura che vede rimanere sola la donna che ha avuto solo figli maschi dopo che si son sposati, mia nonna ha tenuto intorno a se fino alla fine dei suoi giorni una grande famiglia.
Bellissima, era rimasta vedova e senza figli dopo solo sei mesi di matrimonio. E così secondo le usanze, dopo il periodo di lutto, potè risposarsi con un vedovo che portava due figli della stessa età della sposa. Maestro di scuola elementare, uomo affascinanate e colto, le dette una posizione, sei figli maschi e una femmina e, dopo quindici anni di felice matrimonio, in piena guerra, nel 1945 morì all'improvviso, lasciandola sola con una croce grande e pesante.
L'improvvisa miseria e l'arroganza e l'avidità di chi le stava intorno non scalfirono la sua dignità.
Licenziate le cameriere che fino ad allora avevano rappresentato un aiuto e un lusso, ebbe davanti ai suoi occhi solo 7 bocche da sfamare ed una piccola pensione di un maestro di scuola elementare. (...continua....)

martedì 26 maggio 2009

1. La terra del mio cuore

Il pomeriggio era infuocato, come del resto lo sono tutti i pomeriggi di agosto.
Niente ombre, solo stoppie e niente più erba, il cane addormentato che non avrebbe abbaiato assolutamente a nessuno e il caldo che pareva uscire dalla terra, marrone e arida.
Era abitudine, anzi d'obbligo, la dormitina pomeridiana. Nonna, mamma e zia Giovanna, rigorosamente in ordine di potere, non ammettevano repliche. Dopo pranzo tutti dovevano aandare a letto almeno fino alle 4, giustificando il proprio bisogno di abbiocco con una sana abitudine che tutti dovevano seguire. E così noi figli e nipoti, scalciando e piagnucolando, finivamo ad occhi aperti sotto le lenzola fresche, finchè l'immobilità forzata domava le nostre energie e ci faceva scivolare nel sonno.

Alla fine dell'anno scolastico si facevano in fretta e furia le pulizie di casa, si andava al mercato a comprare pantaloncini corti, uno rosso e uno blu, magliette a righe, una bianca e rossa e l'altra bianca e blu, fazzoletti di cotone per i capelli, uno rosso e uno blu, scarpe occhio di bue blu, calze bianche e si organizzava la partenza per la casa di campagna dove già da qualche giorno erano arrivate nonna Annina e la famiglia di zio Armando (zia Giovanna, Lao e Anita).

Era l'inizio della mia favola estiva, quello che in seguito sarebbe stata l'immagine della mia infanzia.

La campagna della nonna aveva una grande casa dipinta di rosso corallo, bordata di pietra bianca, su cui si poggiava da un lato un'immensa bunganvillea e dall'altro una vite, che si arrampicava su un pergolato. C'era un grande spiazzo sul davanti, che terminava con un muretto pieno di vasi e piante di dalie e begonie sempre in fiore. E oltre, la terra.
All'interno della casa il pavimento era fatto di chiangole, pietre bianche, disuguali, levigate e lucidate a olio di gomito, separate tra loro da 'scarrasse', fogature tenute bianche con il 'briscone' e la candeggina, dalle donne scrupolose della famiglia. Si entrava direttamente nella stanza principale, arredata con due divani, un grande tavolo e 6 sedie e un buffet pieno di piatti, bicchieri e posate.
Era una stanza grande, ospitale, che dietro una porta scorrevole nascondeva un altare, anch'esso di pietra bianca, su cui si ergevano minacciose, trasparenti campane con santi, rosari e fiori secchi.
Tutto intorno a questa grande stanza si aprivano le porte bianche delle quattro camere da letto e quella della sala da pranzo, attraverso la quale si passava in cucina.
Al lato della casa corallo c'era un ampio spiazzo, circondato dalle stalle, dove ormai vivevano solo due mucche bianche e marroni: Peppinella e Ninnina. Avevano il compito di darci il latte caldo ogni sera e in cambio ricevevano erba, paglia, pulizia quotidiana e il permesso di gironzolare indolenti per la campagna dalla mattina al tramonto.

Tutte le nostre estati avevano ritmi sempre uguali, noiosi e rassicuranti e pieni di orari e regole cui non si poteva sgarrare.
La giornata iniziava quando decidevamo noi di svegliarci: finalmente dopo la scuola eravamo liberi di rimanere a letto fino a tardi, ma purtroppo avevamo troppa fretta di iniziare la nostra vacanza e così appena i grandi cominciavano a fare rumore eravamo pronti per la colazione.
Pane e panna del latte munto la sera prima e già bollito con tanto zucchero sopra e latte, tanto latte buono e grasso e indimenticabile.
Poi, mentre le nostre meravigliose nonna-mamma-zia iniziavano ad organizzare la giornata, noi eravamo liberi, liberi di correre e saltare e giocare e inventare la nostra di giornata.
Io, mio fratello e i miei cugini avevamo per noi terra da impastare con l'acqua, per creare dolci al cioccolato da decorare con fiori e piccoli pezzi di pietra bianca; un albero di gelso rosso, secco per metà e per l'altra pieno di foglie verdi e tanti succulenti frutti viola e neri che ogni giorno raccoglievamo in una brocca bianca di plastica e mettevamo in fresco per il pranzo. Solo più tardi avremmo raccolto i frutti acerbi, unico rimedio per far venir via le terribili macchie rosse che ci facevano sembrare corpi insanguinati. Nel frattempo eravamo dei vampiri che si rincorrevano per abbeverarsi del sangue che in gola sgorgava direttamente dai gelsi maturi....(continua...)

giovedì 21 maggio 2009

Al bordo del Rio Negro



Al Bordo del Rio Negro

Grida mute
lacrime invisibili
di bambini come ombre colorate
al sole senza luce
del Bordo del Rio Negro
rare biciclette rattoppate
resti di altrui felicità
animali feriti stridenti
tra gambette troppo magre
che spingono testarde
verso futuri inesistenti
uguali a ieri
e come oggi svuotati del tempo
vasti come il mondo
piaghe dolenti
nel cuore dell'uomo.
Grida mute
lacrime invisibili
di madri
di padri
fermi al sole senza luce
del Bordo del Rio Negro
ad aspettare silenziosi
un fremito
un segno
la voce dei figli a sera
accoglierli con occhi immobili
nelle case di assi sbilenche
la paura di oggi
quasi assopita
pensando siamo vivi
...
arriviamo a domani.

martedì 12 maggio 2009

Gruppo Quetzal Onlus

In questo periodo dell'anno siamo sommersi da iniziative che ci invitano a versare il 5 x mille, a favore di associazioni di volontariato. La scelta è veramente difficile, poichè la maggior parte di esse sono mosse da validissime e degne intenzioni, e sceglierne una, penalizzando tutte le altre, ci fa sentire un nodo in gola. Quindi siamo costretti ad orientarci seguendo il cuore e, soprattutto, la certezza che le nostre intenzioni giungano davvero a buon fine.

Io conosco personalmente i componenti dell' associazione Gruppo Quetzal Onlus, poichè ho vissuto una parte molto importante della mia vita insieme a loro. Medici che oltre ad una grande professionalità, hanno anche un grande cuore.
Hanno creato un'Associazione di volontariato e cooperazione internazionale impegnandosi soprattutto a favore dell’infanzia realizzando prevalentemente progetti a carattere scolastico e sanitario, sia autonomamente che in collaborazione con le Congregazioni Religiose Missionarie.



Le loro inziative spaziano dall'adozione a distanza, a progetti internazionali soprattutto in Guatemala, Honduras, Albania come pure in Italia, alla istituzione di borse di studio internazionali, con lo scopo di garantire il sostegno economico a ragazzi meritevoli di famiglie disagiate, che altrimenti non potrebbero mantenersi agli studi universitari.




Si può sostenere questa Associazione in diversi modi:
.. Associandosi...
Associazione al Gruppo Quetzal.

La quota di adesione è di 20 euro l’anno, e dà diritto a ricevere la tessera, a partecipare alle attività previste dallo statuto e alla vita del Gruppo in generale, come incontri e iniziative. Potete associarvi:
- scrivendo a info@gruppoquetzal.org
- scaricando il modulo di associazione e inviandolo a Gruppo Quetzal onlus, via A. Manzoni, 32/A – 70131 Bari Carbonara
- telefonando allo 080 5651609


.... oppure ....
Destinazione del 5 per mille.
Non costa nulla ed è fondamentale. È sufficiente indicare nella vostra dichiarazione dei redditi la denominazione della associazione e il nostro numero di codice fiscale: 03701690756

Ci preme sottolineare che le intenzioni dei sostenitori vengono sempre rispettate: ogni centesimo donato viene utilizzato per la destinazione indicata senza detrazioni di nessun genere.

Per i versamenti postali:
CC numero 44442994
Intestato a Gruppo Quetzal onlus – Bari

Per i bonifici bancari:
Banca Popolare Pugliese, via Matarrese, 10/a - Bari
CC 1130186
IBAN IT31 R052 6204 001C C086 1130 186

Ricordate di conservare sempre le vostre ricevute: per i versamenti effettuati al Gruppo Quetzal onlus è prevista la deducibilità fiscale.

Sostegno a distanza di un bambino, un disabile o un anziano:
inviate una mail a info@gruppoquetzal.org
oppure una richiesta per posta tradizionale alla sede dell’Associazione.

Grazie a tutti coloro che si uniranno a noi